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Fermana in balia degli eventi e degli avversari. I numeri parlano chiaro: è una deriva impossibile da bloccare

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Se non bastano tre allenatori a tirare fuori qualcoda da una squadra, cosa è ancora possibile affermare? E se i numeri – coerentemente – continuano ad essere impresentabili, cosa si può ancora sperare? Nulla, probabilmente nulla. Però il ruolo impone qualche considerazione. E noi non ci tiriamo indietro.

Gli unici a non mostrare miglioramenti. Quando la mediocrità batte il (poco) talento

La Fermana, a sei giornate dalla fine, vanta ancora il peggior attacco del campionato: solo 19 reti realizzate in 28 gare (0,67 gol a partita).
Inoltre, i canarini – ultimi in classifica – hanno vinto una sola partita al Bruno Recchioni nell’arco del campionato (record storico negativo), vale a dire quella con l’Atletico Ascoli dello scorso 19 gennaio! In totale, è dei canarini anche il minor numero di vittorie – solo 5 -, al pari dell’Isernia.

Ed ancora: nel girone di ritorno la Fermana ha colto solo 8 punti, frutto di 2 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte. Ed è reduce da 1 punto colto nelle utime 7 partite!
E le altre pericolanti? Il Notaresco, tanto per capirci, nel girone di ritorno (anche con l’avvento di mister Silva e dopo il mercato invernale) ha fatto la bellezza di 20 punti, con ben 6 vittorie e 1 pareggio nelle ultime sette gare (in meno di due mesi dati 12 punti ai canarini!). La Civitanovese, da parte sua, ha raccolto 14 punti, il Roma City ne ha conquistati 12, il Sora 13, il Termoli ben 15!
Numeri impietosi, che attestano un’evidenza inconfutabile: la Fermana è l’unica squadra che non solo non è migliorata, ma ha addirittura peggiorato il proprio rendimento e la qualità delle proprie prestazioni. Come detto, non sono bastati 3 allenatori (Bolzan, Brini e adesso Savini) per far cambiare marcia, e non sono serviti nemmeno gli ingaggi invernali ad alzare il livello. Anzi, per provare ad alzare la qualità dell’undici base, la rosa è stata accorciata. Con la conseguenza che la possibilità di fare cambi è relativa (soprattutto in attacco) e i nuovi, dopo un avvio promettente, sono stati risucchiati nella mediocrità generale. Si noti a tal proposito il rendimento di De Silvestro ed Etchegoyen.

Quel vestito tattico mai modificato

Un’altra domanda sorge spontanea: la Fermana ha cambiato 3 tecnici ma, sostanzialmente, ha sempre adotato la stessa veste tattica: il 4-3-3. Che a volte è diventato 4-2-3-1, altre volte ha subito modifiche in gara, ma che sempre è stato lo spartito scelto per la Fermana 2024/2025.
Al cronista rimane allora un dubbio banale: perchè questa insistenza? Se le statistiche dicono che la Fermana ha il peggior attacco, se il gol si prende sempre, se i tiri in porta e i pericoli per gli avversari sono sempre pochissimi (anche ieri contro il Fossombrone 2 o 3 tentativi e poco più, con il portiere avversario che ha passato un pomeriggio abbastanza tranquillo), se il filtro in mediana manca spesso e volentieri, se i giocatori arrancano in campo alla ricerca di avversari sempre meglio posizionati, possibile che non ci sia stato sul “mercato tattico” un vestito più concreto da far indossare ai canarini? Il 4-4-2 provato da Bolzan e Brini ha fallito, è vero. Ma come ci si può iscrivere a una gara canora senza avere la voce per performance almeno sufficienti?
Questi e altri interrogativi li associamo ai quesiti su una stagione che rischia di essere ricordata come la peggiore della più che centenaria storia gialloblù.

Poi, siccome la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo, la stagione sarà ricordata anche per gli autogol decisivi (ieri o contro il Teramo); per i gol annullati e le situazioni dubbie; per infortuni a ripetizione di elementi che sarebbero stati anche utili alla causa (vedi Pinzi) ma che passano il proprio tempo più in tribuna che in campo; per le scelte azzeccate e potenzialmente utili che svaniscono per scelte di vita (vedi Barchi); ecc… Una stagione vissuta sotto una spessa cappa di negatività, che i protagonisti non hanno avuto tuttavia la forza di fronteggiare.

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